Time to fly/ Tempo di volare

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Ahahahahahahah…

How much I want to laugh, and dance and jump. I am all over the place, I hope you won’t mind.

To be true with you, I do not even care if you are upset with me, I cannot care less. I want to be joyful now, I just want to set myself free and fly.

See, there was a table with our game on it. We were there, in front of each other, like two old Sicilian men, thinking which card to use and which one to hold for later. Thoughts were wrinkling our tanned skin, our mouths were busy kissing the cigars, our eyes were carefully studying each other… What will he do next? What will she do next?

Around us an arrogant sun, crowds, magic views. That sea could let us lose our breath forever: what a sweet way to die, while hands and arms were holding each other. What a sweet illusion, to be two drops in the same ocean.

I am dancing over all of it, like someone can dance on a soundtrack when the movie is over. I am laughing on it as if someone told me a joke; bitter sweet, like my Sicily.

Just like those small roads snaking under the feet of playing children, shouting fishmongers and nervous drivers; where the sun can fry the eggs over the asphalt and make all the plants dry, ready to burn.

Just like the mom calling you for lunch, which is not a lunch, but a challenge. Like the never-ending courses and: “Come on, try a little bit of this also! You cannot find it in London!”

Like the scorching sand, the race to the sea, the crystal clear water… Let us have a look first, there can be a jellyfish.

That table is upside down now, without even a single noise. Just that bitter-sweet memory of an illusion.

Actually, I feel the sweetness now. I am grateful I could love, even if less than I love my Sicily. This one is not an easy love: it requires courage and docility. You must surrender and take the risk to be chased by this love, wherever you go.

I am not an easy love: I am like my mother Etna and my father sea. I do not want anyone to be forced to follow me and embrace who I am. Logically, a volcano, a sea are not safe places where to stay; none of them will keep you in a comfort zone, sing you lullabies and whisper until you fall asleep. Not always, most of the times they will not. They roar and shout, they speak too much, and they simply do not care of anything around them.

They are just grateful to be never-ending, to be full of life and in constant changing. Just a volcano and the sea, you can say, how can they change?

Just a moment, some moments together, how can they change anything? They are just there, doing their job, giving some pleasure, playing with two boring lives, with some boring feelings.

Same cliché, same old story.

What can I do if I feel life, instead?If I believe that was not the last explosion, le last beat of the sea. What can I do if I feel the constant movement under my armor of water and black sand?

I feel alive; I want to jump over that table as an athlete jumps the obstacle, and I want to run, to fly, to disappear… I want to become one with water and fire, I want to fly over the lazy clouds of summer end.

This is my beginning, and I am going to love it.

 

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Photo by Matteo Pulvirenti

Ahahahahahahah …

Quanto voglio ridere, ballare e saltare. Sono impazzita, spero che non ti dispiacerà.

Lo so molto bene, non ti aspettavi niente di questo, ma cosa posso fare? Non sono fatta per soddisfare aspettative, temo.

Per essere sincera con te, non mi importa se sei infastidito da me, non mi può importare meno. Voglio essere felice adesso, voglio solo liberarmi e volare via.

Vedi, c’era una tavola con il nostro gioco sopra. Eravamo lì, l’uno davanti all’altro, come due vecchi siciliani, pensando a quale carta usare e quale tenere in serbo per più tardi. I pensieri corrugavano la nostra pelle abbronzata, le nostre bocche erano impegnate a baciare i sigari, i nostri occhi si stavano studiando attentamente gli uni con gli altri … Cosa farà dopo?

Intorno a noi un sole arrogante, folle, viste magiche. Quel mare poteva farci perdere il respiro per sempre: quale dolce modo di morire, mentre le mani e le braccia si tenevano a vicenda. Che dolce illusione, essere due gocce nello stesso oceano.

Ballo su tutto, come qualcuno può ballare su una colonna sonora quando il film è finito. Sto ridendo come se qualcuno mi avesse raccontato una barzelletta; dolce amara, come la mia Sicilia.

Proprio come quelle piccole strade che si snodano sotto i piedi dei bambini che giocano, dei pescivendoli urlanti, dei piloti nervosi; dove il sole può friggere le uova sopra l’asfalto e rendere tutte le piante secche, pronte a bruciare.

Proprio come la mamma che ti chiama per il pranzo, che non è un pranzo, ma una sfida. Come le portate infinite e: “Vieni, prova anche un po’ di questo! Non puoi mica trovarlo a Londra! “

Come la sabbia che scotta, la corsa verso il mare, l’acqua cristallina … Diamo un’occhiata prima, ci può essere una medusa.

Quel tavolo è capovolto ora, senza aver fatto un singolo rumore. Solo quel ricordo dolce-amaro di un’illusione.

In realtà, ora sento la dolcezza. Sono grata di aver potuto amare, nella mia Sicilia, qualcuno che la ama. Non è un amore facile: richiede coraggio e arrendevolezza. Devi arrenderti e correre il rischio di essere inseguiti da questo amore, ovunque tu vada.

Non sono un amore facile: sono come mia madre Etna e mio padre il mare. Non voglio che qualcuno sia costretto a seguirmi ed accogliermi come sono. Un vulcano, un mare non sono e luoghi logicamente sicuri dove stare; nessuno di loro ti terrà in una zona di comfort, ti canterà le ninnenanne e ti sussurrerà finché ti addormenti. Non sempre, la maggior parte delle volte non lo faranno. Loro urlano e gridano, parlano troppo e semplicemente non si preoccupano di niente intorno a loro.

Sono solo grati di essere infiniti, pieni di vita e in costante cambiamento. Sono solo un vulcano e il mare, potresti dire, come possono cambiare?

Solo un momento, alcuni momenti insieme, come possono cambiare qualcosa? Sono lì, facendo il loro lavoro, dando qualche piacere, giocando con due vite noiose, con sentimenti noiosi.

Stesso cliché, stessa storia antica. E le vecchie storie devono morire.

Cosa posso fare se sento la vita? Se credo che quella non fosse l’ultima esplosione, l’ultimo battito del mare. Cosa posso fare se sento un movimento costante sotto la mia armatura d’acqua e di sabbia nera?

Mi sento viva; voglio saltare sopra quella tavola come un atleta salta l’ostacolo e voglio correre, volare, scomparire … Voglio diventare uno con acqua e fuoco, voglio volare sopra le nubi pigre di fine estate.

Questo è il mio inizio, e io lo amo.

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