How to survive a toxic relatioship/ Come sopravvivere ad una relazione tossica

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I think many of us have been in a similar situation: spending time with the “beloved” one becomes increasingly difficult, less spontaneous; we would even prefer to stay away.

The problem is that we often prefer to accustom to what we do not like, but is somehow familiar to us, like the frog of a famous scientific experiment: the poor animal had been ripped from its bowl and thrown into the hot water, from which it promptly came out. However, when that pan was progressively warmed to the boiling temperature, the animal, who had always lived there, did not jumped off: its survival instinct flopped, and the water of that bowl became an excellent frog broth.

In addition to showing that many of our attitudes are actually similar to those of the animal world, this case invites us to ask ourselves a fundamental question: “What is more important?”

Our comfort zones have a fundamental importance to our psychological balance, they are a kind of natural habitat for us, such as the bowl for the frog. Our habits become our own certainties, and the beloved person, in the end, falls among these.

It is unnecessary to deny it, to reel off romantics of infinite passion of the kind “for me it’s always like the first day …” Even real love is inevitably in contact with Ms Habit, because we are as we are.

The point is in getting aware of it, accepting that we are all frogs in love affairs. This is because if we know, unlike the poor boiled frog, we could reverse our driving direction.

Deciding not to wait for the water to reach the boiling temperature, so jump out of the basin on the early signs of climate change, is the first step towards salvation. I do not recommend breaking a relationship the first issue: just breaking the mental state of “it’s all right, I’m always in my pan” and realize that maybe something is not going right.

Especially, we women have a big problem with our “frog mechanism”: we often tend to underestimate those little warning signals that involve high levels of emotional toxicity. Often we do not know how to put boundaries, or underestimate the necessity, believing that things can eventually be adjusted.

Instead, just those boundaries save our emotional balance, while a semi-peaceful coexistence with a person who does not enlighten our days, ends killing it.

Women, and men, you have to dictate the rules of the game on yourself and your well-being, compromise on everything else if you like. Nothing matters; everything can perish around you, but not your own happiness.

Understand what makes you happy and act accordingly. Before you get engaged to, or marry someone else, you have to promise to yourself, love yourself. Do not seek any excuses later, do not throw mud on your bad and ugly partner: even if he is the worst monstrosity, he did not enter your life, and you did not have to comply with his rules, without your consent.

The only way to survive a toxic relationship is to interrupt it before it starts to be chronically ill. In addition, the only way to stop it is to realize its own sacrosanct boundaries.

“We will not be perfect, but as long as we remain aware of ourselves, we can always be free women.”

 


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Credo che molti di noi si siano trovati in una situazione simile: trascorrere il tempo con la persona “amata” diventa sempre più difficile, meno spontaneo, addirittura si preferirebbe starne lontani.

 

 

Il problema è che, spesso, preferiamo assuefarci a ciò che non ci piace, ma che ci è in qualche modo familiare, come la rana di un famoso esperimento scientifico: il povero animale era stato strappato alla sua vaschetta e gettato nell’acqua bollente, da cui era prontamente uscito per mettersi in salvo. Ma quando quella sua vaschetta è stata progressivamente riscaldata, fino alla temperatura di bollitura, l’animale, che lì aveva sempre abitato, non è saltato via: il suo istinto di sopravvivenza ha fatto cilecca, e l’acqua di quel recipiente è diventata ottimo brodo di rana.

Oltre a dimostrare che molti nostri atteggiamenti non sono dissimili da quelli del mondo animale, questo caso ci invita a porci un quesito fondamentale: “Cosa è più importante?”

La nostra comfort zone ha una importanza fondamentale per il nostro equilibrio psicologico, e costituisce per noi una sorta di habitat naturale, come la vaschetta d’acqua per la rana. Le nostre abitudini diventano le nostre certezze, e la persona amata, alla lunga, rientra tra queste.

Inutile negarlo, sciorinare romanticherie di infinita passione del tipo “Per me è sempre come il primo giorno…”. Anche l’amore vero viene inevitabilmente a contatto con la signora abitudine, perché noi siamo fatti così.

Il punto sta nel prenderne consapevolezza, accettare che siamo un po’ tutti ranocchi per quanto concerne le relazioni amorose. Questo perché se lo sappiamo, diversamente dalla povera rana bollita, possiamo anche invertire il nostro senso di marcia.

Decidere di non aspettare che l’acqua raggiunga temperature insopportabili, quindi saltare fuori dalla bacinella ai primi segni di cambiamento climatico, è il primo passo verso la salvezza. Non consiglio di rompere una relazione al primo problema o al primo litigio: semplicemente di rompere lo stato mentale del “va tutto bene, sono sempre nella mia vaschetta” e realizzare che forse qualcosa non sta andando per il verso giusto.

Specialmente noi donne abbiamo un grosso problema con il nostro “meccanismo rana”, perché spesso tendiamo a sottovalutare quei piccoli segnali di allarme che presagiscono alti livelli di tossicità emotiva. Spesso non sappiamo mettere dei paletti, o ne sottovalutiamo la necessità, credendo che le cose, prima o poi, si aggiusteranno.

Invece, sono proprio quei paletti a salvare il nostro equilibrio emotivo, mentre una convivenza semi-pacifica con una persona che non ci illumina le giornate, lo uccide.

Donne, e uomini, dovete dettare le regole del gioco su voi stessi ed il vostro benessere, e fate compromessi su tutto il resto se vi piace. Nulla ha importanza, tutto può perire attorno a voi, ma non la vostra felicità.

Capite cosa vi rende felici e agite di conseguenza. Prima di fidanzarvi o sposarvi con qualcun altro, promettetevi eternamente a voi stessi, amatevi. Non cercate scuse successivamente, non buttate fango sul vostro partner brutto e cattivo: che sia anche la peggiore mostruosità, non è entrato nella vostra vita e non vi ha costretto ad accondiscendere alle sue regole senza il vostro consenso.

L’unico modo di sopravvivere ad una relazione tossica è interromperla prima che, come un morbo, cominci a cronicizzare. E l’unico modo per interromperla è rendersi conto dei propri, sacrosanti, paletti.

“Non saremo “perfette”, ma finché rimarremo consapevoli di noi stesse potremo sempre essere donne libere.”

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