Cosa pensa una ragazza?/ What does a girl think?

 

ACD7C0BD-9633-4C9C-A5B7-A14FE19D8036.jpg

La serie di interviste continua, e questa volta è il turno di Marika, una ragazza di 25 anni, che spiega cosa significa per lei essere nata donna.

“Qual è stata, per te, la difficoltà più grande che hai dovuto affrontare in quanto donna?”

M.: “La prima che mi viene in mente proviene dalla famiglia: l’eccessiva protezione che mi hanno dato, la fiducia che non mi hanno voluto dare.”

“In che modo credi che questo possa essere correlato al tuo essere donna?”

M.: “Dove abito io c’è un detto: “La porta si apre da dentro.”. Questo significa che la donna, stando dietro la porta, decide se aprire o meno all’uomo, che prova ad entrare. In poche parole, all’uomo è lecito provare a bussare a più porte, mentre per la donna è bene essere cauta nella decisione di farlo entrare o meno.

Io non sono mai stata una persona “chiusa”, anzi, la mia solarità ed apertura è spesso stata vista come pericolosa. Anche il fatto che mi allontanassi dal nucleo familiare per fare certe esperienze non veniva ben visto: quando ero fidanzata, ad esempio, non sono potuta partire con il mio ragazzo, anche se mi sarebbe piaciuto tantissimo viaggiare.”

“Cosa pensi dell’universo maschile?”

M.: “Credo fortemente che gli uomini siano spesso emozionalmente immaturi nei confronti delle donne. Non è raro che abbia ricevuto fischi di “approvazione” anche solo camminando per strada, e non sono mancate persone attratte da me principalmente per il mio fondoschiena. Oltre questi impulsi sessuali, raramente ho visto altro negli uomini.”

“Ti hanno mai rivolto critiche sessiste?”

M.: “Sì, in primo luogo per l’aspetto fisico, specie quando ero più giovane. Seno troppo piccolo, occhi troppo grandi, resi ancor meno “femminili” dagli occhiali da vista, ed una volta, intorno ai 12 anni, mentre parlavo in pubblico, ho sentito un ragazzo da sotto gli spalti commentare negativamente la mia altezza, definendomi un “palo della luce”. La mia sensazione è stata che non si aspettava di vedere una ragazza così alta. ”

“Hai mai dato credito a queste critiche?”

M.: “Sì, arrivavo anche al punto di auto- rivolgermele. Credo però che ne avrei ricevute di più se, come mia cugina, fossi stata più libertina e meno interessata a rispettare le regole. Ho sempre cercato di non andare contro i miei genitori, di comportarmi in maniera più remissiva onde evitare guai.”

“Credi che, se fossi stata un uomo, avresti ottenuto più libertà?”

M.: “Credo di sì. Ad esempio, in molti fraintendono la mia solarità scambiandola come disponibilità all’approccio: sono solita salutare e sorridere a tutti, mi viene spontaneo e per me non c’è nessun secondo fine. Quando lo faccio, e mio fratello è con me, ricevo da lui molte critiche sul fatto che do “troppa confidenza” a chiunque.”

“Cosa credi che la donna debba fare per migliorare la propria condizione?”

M.: “Penso che la donna debba ancora acquisire pienamente la consapevolezza di cosa significhi essere donna, al di là di ciò che gli stereotipi sociali le inculcano.  Come gli uomini, anche le donne non stanno dando il meglio di sé: in un mondo dove tutto ruota intorno all’ impulso sessuale, molte di noi pensano unicamente a richiamare sessualmente gli uomini, rimangono nella mediocrità che è loro imposta. Credo che usiamo poco il nostro raziocinio, l’unica cosa che annulli ogni differenza tra uomo e donna, ed in particolare noi non parliamo, non ci occupiamo di avere un peso.

Inoltre credo che non siamo ancora in grado di confrontarci tra noi sulla nostra realtà femminile, sulla nostra identità, e a partire dalla famiglia, si tende a parlare poco di sentimenti e di come gestire questioni “scomode”. Per esempio, mi ricordo quanto traumatico per me sia stato il primo ciclo mestruale: ne rimasi sconvolta, al punto di non voler nemmeno usare gli assorbenti. Ero impreparata e non avevo nessuno che mi guidasse in questo profondo cambiamento fisico ed emozionale.”

“Qual è stato il momento di svolta nella tua vita?”

M.: “Lo faccio risalire al mio primo lavoro, perché è stato il primo contesto in cui mi sia messa alla prova e mi sia sentita adeguata. I primi giorni ero molto insicura, continuavo a ripetere al titolare che se non ce l’avessi fatta avrebbe potuto licenziarmi, ed io lo avrei compreso, ma lui mi incoraggiò, mi diede tempo, e andò bene. Costruì amicizie e relazioni che non avrei potuto avere altrimenti.”

“Su cosa pensi di dover lavorare?”

M.: “Sulla mia tendenza a cercare l’approvazione degli altri: ascolto troppo i giudizi altrui, credo ancora poco nelle mie potenzialità, ingigantisco le critiche. So che quest’atteggiamento è poco produttivo e insensato, d’altra parte credo mi servirebbe più autostima.”

“Se un giorno questo tuo blocco caratteriale svanisse, come reagirebbe la tua famiglia?”

M.: “So che cercherebbe di arginare questo cambiamento, perché un nuovo atteggiamento andrebbe contro l’ordine costituito. Quando lavoravo la lamentela più comune era che fossi spesso fuori casa, e spesso mi limitavo ad uscire per questo motivo.

Io ho sempre creduto nella necessità di avere regole, ma non di avere limiti imposti: sarebbe bello, nel mio immaginario, che nascesse spontaneamente la volontà di non strafare, che ci fosse una coscienza interna a dettare regole giuste.

Sento che noi non abbiamo coscienza, forse non ne abbiamo mai avuta.”

“Cosa ti rende felice?”

M.: “Realizzarmi personalmente, sentirmi in movimento, concretizzare. Mi piace oltretutto trovarmi con una persona speciale, provare belle emozioni.

Sono felice quando rendo felice gli altri, essere gentile con loro anche se mi fanno del male.

Mi piace leggere, scrivere, sia poesie che prose: tenevo un mio diario personale non troppo tempo fa. Inoltre di solito studio approfondendo, perché così assecondo la mia curiosità.”

Non saremo “perfette”, ma finché rimarremo consapevoli di noi stesse potremo sempre essere donne libere.

 

450895B7-3D61-4948-BC5B-682523C40B48.jpg

The series of interviews continues, and this time is the turn of Marika, a 25-year-old girl who explains what she means for her to be a young woman.

“What was the biggest difficulty that you had to face as a woman?”

M.: “The first thing that comes into my mind is a difficulty from the family: the excessive protection they gave me, the trust they did not want to give me.”

“How do you think this may be related to you being a woman?”

M.: “Where I live, there is a saying,” The door opens from inside.” This means that the woman, standing behind the door, decides whether to open to the man who tries to enter. Briefly, a man is likely to try to knock on multiple doors, while for women it is good to be cautious in deciding if to let him in.

I have never been a “closed” person, indeed, my positivity and openness have often been considered  dangerous. In addition, they have not accepted the fact that I would have moved away from the family to make some experiences: when I was engaged, for example, I could not leave with my boyfriend even though I loved traveling a lot. ”

“What do you think of the male universe?”

M.: “I strongly believe that men are often emotionally immature to women. It has been common for me to receive whistles of “approval” even by walking in the street, and there have been many people attracted to me mainly for my back. Beyond these sexual impulses, I rarely saw anything else in men. ”

“Have you ever been reached by sexist criticisms?”

M.: “Yes, first of all for physical appearance, especially when I was younger. Breast too small, eyes too big, made even less “feminine” by the glasses, and once, around the age of twelve, while speaking in public, I heard a boy from below the stage commenting negatively on my height, calling me a “light pole”. My feeling was that he did not expect to see such a tall girl. ”

“Have you ever given credit to these criticisms?”

M.: “Yes, I also came to the point of self-pointing. However, I think I would have received more of it from my family if, as my cousin, I was more libertine and less interested in respecting the rules. I have always tried not to go against my parents, to be more remissive in order to avoid trouble. ”

“Do you think if you were a man, would you have got more freedom?”

M.: “I think so. For example, many misunderstand my attitude, exchanging it as a willingness to be approached: I am usually greeting and smiling at everyone, I am spontaneous and for me there is not a second purpose. When I do it, and my brother is with me, I get many criticisms from him, he thinks I am too open and familiar to anyone.”

“What do you think the woman needs to do to improve her condition?”

M.: “I think the woman still has to be fully aware of what it means to be a woman, beyond the social stereotypes society instils us. Like men, women are also not giving their best: in a world where everything turns around the sexual impulse, many of us only think of recalling men, remaining in the mediocrity that they have imposed on us. I think we use little of our sense, the only thing that cancels any difference between man and woman, and especially we do not talk, we do not care about counting.

I also believe that we are still unable to confront each other on our female identity, and from the family, we tend to speak little about feelings and how to handle “uncomfortable” situations. For example, I remember how the first menstrual cycle was traumatic to me: I was disturbed, to the point of not even wanting to use hygienic absorbents. I was unprepared and I had no one to guide me in this profound physical and emotional change. ”

“What was the turning point in your life?”

M.: “It was when I got my first job, because it was the first context in which I got tested and felt comfortable. The first days I was very insecure, I kept repeating to the owner that, if I could not have done it well, he could have fired me, and I would have understood it, but he encouraged me, gave me time, and it went well. I have built friendships and relationships that I could not have otherwise. ”

“What do you think you have to work on?”

M.: “I need to work on my tendency to seek the approval of others: I listen too much to the judgments of other people, I still have little trust in my potential, magnify the criticisms. I know this attitude is unproductive and it makes no sense, on the other hand, I think I would need more self-esteem. ”

“If one day your emotional block disappears, how would your family react?”

M.: “I know that they would try to stem this change, because a new attitude would be against the established order. When I was working, the most common complaint was that I was often out of the house, and I was just avoiding going out for this reason.

I have always believed in the need to have rules, but not to follow imposed limits: it would be nice  that the will to not stray could be spontaneous, like an inner awareness dictating the right rules.

I feel we have no awareness, maybe we never had. ”

“What makes you happy?”

M.: “Feeling myself realized and in motion. I also like to be with a special person, feeling good emotions.

I am happy to make others happy, be kind to them even if they hurt me.

I like to read, write, both poems and prose: I kept my personal diary not long ago. I also usually study deepening, this is how I express my curiosity. ”

We will not be “perfect”, but as long as we remain aware of ourselves, we can always be free women.

 

 

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s