What if you don’t feel beautiful?/ E se non ti senti bella?

We look our reflection in the mirror many times a day, believing this is enough to get to know our image and enhance our confidence.

Tell me how many times you repeated to yourself you are not that beautiful, because… hair, make up, hips, nose, meaningless things.

Do not worry. We all did it, sometimes we still do it.

Until something changes: one day you decide to not compare, but to get together with the other beautiful girls and shine. One day you don’t feel like you need that expensive hair treatment, a perfect nose, maybe even that fair skin to feel beautiful.

One day you come back home from all the painful ideas others gave you that day, the day where you were not “enough”. You see your body shape, and it’s not fat anymore, not too thin anymore, it’s literally just yours.

You are a diamond in between millions, and each diamond is unique. The earth does not tell a diamon how to be, does not put standards into its mind; after years of preparation she says: “You are ready, now shine”.

Everythime you don’t feel beautiful, everytime you compare with others, just pause, take a deep breath. Go in front of the mirror and do not say a word, do not think anything: just smile.

As simple as that, just believe in that kind smile, only then you can go back facing your dragons.

We won’t be “perfect” but, as long as we stay aware of ourself, we can always be free women.

 

Guardiamo il nostro riflesso allo specchio molte volte al giorno, credendo che questo sia sufficiente per conoscere la nostra immagine e migliorare la nostra fiducia.

Dimmi quante volte hai ripetuto a te stessa che non sei così bella, perchè… i capelli, il make up, i fianchi, il naso, cose insignificanti.

Non ti preoccupare. Noi tutte lo abbiamo fatto, a volte lo facciamo ancora.

Finchè qualcosa non cambia: un giorno decidi di non confrontarti, ma di riunirti con le altre belle ragazze e splendere. Un giorno non ti senti di avere bisogno di quel costoso trattamento ai capelli, di un naso perfetto, forse anche di quella pelle chiara per sentirsi bella.

Un giorno sei tornata a casa da tutte le idee dolorose che gli altri hanno ti hanno dato quel giorno, il giorno in cui non eri”abbastanza”. Guardi la forma del tuo corpo e non è più grassa, non troppo magra, è unicamente tua.

Tu sei un diamante tra milioni, e ogni diamante è unico. La terra non dice a un diamante come deve essere, non mette degli standard nella sua mente; dopo anni di preparazione, dice: “Sei pronto, ora brilla“.

Ogni volta che non ti senti bella, ogni volta che ti confronti con le altre, basta che prendi una pausa, respirando profondamente. Vai davanti allo specchio e non dire una parola, non pensare a nulla: basta che sorridi.

Proprio così, basta credere a quel sorriso gentile, solo allora puoi tornare ad affrontare i tuoi draghi.

Non saremo “perfette” ma, finché siamo consapevoli di noi stesse, potremo sempre essere donne libere.

Cosa pensa una ragazza?/ What does a girl think?

 

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La serie di interviste continua, e questa volta è il turno di Marika, una ragazza di 25 anni, che spiega cosa significa per lei essere nata donna.

“Qual è stata, per te, la difficoltà più grande che hai dovuto affrontare in quanto donna?”

M.: “La prima che mi viene in mente proviene dalla famiglia: l’eccessiva protezione che mi hanno dato, la fiducia che non mi hanno voluto dare.”

“In che modo credi che questo possa essere correlato al tuo essere donna?”

M.: “Dove abito io c’è un detto: “La porta si apre da dentro.”. Questo significa che la donna, stando dietro la porta, decide se aprire o meno all’uomo, che prova ad entrare. In poche parole, all’uomo è lecito provare a bussare a più porte, mentre per la donna è bene essere cauta nella decisione di farlo entrare o meno.

Io non sono mai stata una persona “chiusa”, anzi, la mia solarità ed apertura è spesso stata vista come pericolosa. Anche il fatto che mi allontanassi dal nucleo familiare per fare certe esperienze non veniva ben visto: quando ero fidanzata, ad esempio, non sono potuta partire con il mio ragazzo, anche se mi sarebbe piaciuto tantissimo viaggiare.”

“Cosa pensi dell’universo maschile?”

M.: “Credo fortemente che gli uomini siano spesso emozionalmente immaturi nei confronti delle donne. Non è raro che abbia ricevuto fischi di “approvazione” anche solo camminando per strada, e non sono mancate persone attratte da me principalmente per il mio fondoschiena. Oltre questi impulsi sessuali, raramente ho visto altro negli uomini.”

“Ti hanno mai rivolto critiche sessiste?”

M.: “Sì, in primo luogo per l’aspetto fisico, specie quando ero più giovane. Seno troppo piccolo, occhi troppo grandi, resi ancor meno “femminili” dagli occhiali da vista, ed una volta, intorno ai 12 anni, mentre parlavo in pubblico, ho sentito un ragazzo da sotto gli spalti commentare negativamente la mia altezza, definendomi un “palo della luce”. La mia sensazione è stata che non si aspettava di vedere una ragazza così alta. ”

“Hai mai dato credito a queste critiche?”

M.: “Sì, arrivavo anche al punto di auto- rivolgermele. Credo però che ne avrei ricevute di più se, come mia cugina, fossi stata più libertina e meno interessata a rispettare le regole. Ho sempre cercato di non andare contro i miei genitori, di comportarmi in maniera più remissiva onde evitare guai.”

“Credi che, se fossi stata un uomo, avresti ottenuto più libertà?”

M.: “Credo di sì. Ad esempio, in molti fraintendono la mia solarità scambiandola come disponibilità all’approccio: sono solita salutare e sorridere a tutti, mi viene spontaneo e per me non c’è nessun secondo fine. Quando lo faccio, e mio fratello è con me, ricevo da lui molte critiche sul fatto che do “troppa confidenza” a chiunque.”

“Cosa credi che la donna debba fare per migliorare la propria condizione?”

M.: “Penso che la donna debba ancora acquisire pienamente la consapevolezza di cosa significhi essere donna, al di là di ciò che gli stereotipi sociali le inculcano.  Come gli uomini, anche le donne non stanno dando il meglio di sé: in un mondo dove tutto ruota intorno all’ impulso sessuale, molte di noi pensano unicamente a richiamare sessualmente gli uomini, rimangono nella mediocrità che è loro imposta. Credo che usiamo poco il nostro raziocinio, l’unica cosa che annulli ogni differenza tra uomo e donna, ed in particolare noi non parliamo, non ci occupiamo di avere un peso.

Inoltre credo che non siamo ancora in grado di confrontarci tra noi sulla nostra realtà femminile, sulla nostra identità, e a partire dalla famiglia, si tende a parlare poco di sentimenti e di come gestire questioni “scomode”. Per esempio, mi ricordo quanto traumatico per me sia stato il primo ciclo mestruale: ne rimasi sconvolta, al punto di non voler nemmeno usare gli assorbenti. Ero impreparata e non avevo nessuno che mi guidasse in questo profondo cambiamento fisico ed emozionale.”

“Qual è stato il momento di svolta nella tua vita?”

M.: “Lo faccio risalire al mio primo lavoro, perché è stato il primo contesto in cui mi sia messa alla prova e mi sia sentita adeguata. I primi giorni ero molto insicura, continuavo a ripetere al titolare che se non ce l’avessi fatta avrebbe potuto licenziarmi, ed io lo avrei compreso, ma lui mi incoraggiò, mi diede tempo, e andò bene. Costruì amicizie e relazioni che non avrei potuto avere altrimenti.”

“Su cosa pensi di dover lavorare?”

M.: “Sulla mia tendenza a cercare l’approvazione degli altri: ascolto troppo i giudizi altrui, credo ancora poco nelle mie potenzialità, ingigantisco le critiche. So che quest’atteggiamento è poco produttivo e insensato, d’altra parte credo mi servirebbe più autostima.”

“Se un giorno questo tuo blocco caratteriale svanisse, come reagirebbe la tua famiglia?”

M.: “So che cercherebbe di arginare questo cambiamento, perché un nuovo atteggiamento andrebbe contro l’ordine costituito. Quando lavoravo la lamentela più comune era che fossi spesso fuori casa, e spesso mi limitavo ad uscire per questo motivo.

Io ho sempre creduto nella necessità di avere regole, ma non di avere limiti imposti: sarebbe bello, nel mio immaginario, che nascesse spontaneamente la volontà di non strafare, che ci fosse una coscienza interna a dettare regole giuste.

Sento che noi non abbiamo coscienza, forse non ne abbiamo mai avuta.”

“Cosa ti rende felice?”

M.: “Realizzarmi personalmente, sentirmi in movimento, concretizzare. Mi piace oltretutto trovarmi con una persona speciale, provare belle emozioni.

Sono felice quando rendo felice gli altri, essere gentile con loro anche se mi fanno del male.

Mi piace leggere, scrivere, sia poesie che prose: tenevo un mio diario personale non troppo tempo fa. Inoltre di solito studio approfondendo, perché così assecondo la mia curiosità.”

Non saremo “perfette”, ma finché rimarremo consapevoli di noi stesse potremo sempre essere donne libere.

 

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The series of interviews continues, and this time is the turn of Marika, a 25-year-old girl who explains what she means for her to be a young woman.

“What was the biggest difficulty that you had to face as a woman?”

M.: “The first thing that comes into my mind is a difficulty from the family: the excessive protection they gave me, the trust they did not want to give me.”

“How do you think this may be related to you being a woman?”

M.: “Where I live, there is a saying,” The door opens from inside.” This means that the woman, standing behind the door, decides whether to open to the man who tries to enter. Briefly, a man is likely to try to knock on multiple doors, while for women it is good to be cautious in deciding if to let him in.

I have never been a “closed” person, indeed, my positivity and openness have often been considered  dangerous. In addition, they have not accepted the fact that I would have moved away from the family to make some experiences: when I was engaged, for example, I could not leave with my boyfriend even though I loved traveling a lot. ”

“What do you think of the male universe?”

M.: “I strongly believe that men are often emotionally immature to women. It has been common for me to receive whistles of “approval” even by walking in the street, and there have been many people attracted to me mainly for my back. Beyond these sexual impulses, I rarely saw anything else in men. ”

“Have you ever been reached by sexist criticisms?”

M.: “Yes, first of all for physical appearance, especially when I was younger. Breast too small, eyes too big, made even less “feminine” by the glasses, and once, around the age of twelve, while speaking in public, I heard a boy from below the stage commenting negatively on my height, calling me a “light pole”. My feeling was that he did not expect to see such a tall girl. ”

“Have you ever given credit to these criticisms?”

M.: “Yes, I also came to the point of self-pointing. However, I think I would have received more of it from my family if, as my cousin, I was more libertine and less interested in respecting the rules. I have always tried not to go against my parents, to be more remissive in order to avoid trouble. ”

“Do you think if you were a man, would you have got more freedom?”

M.: “I think so. For example, many misunderstand my attitude, exchanging it as a willingness to be approached: I am usually greeting and smiling at everyone, I am spontaneous and for me there is not a second purpose. When I do it, and my brother is with me, I get many criticisms from him, he thinks I am too open and familiar to anyone.”

“What do you think the woman needs to do to improve her condition?”

M.: “I think the woman still has to be fully aware of what it means to be a woman, beyond the social stereotypes society instils us. Like men, women are also not giving their best: in a world where everything turns around the sexual impulse, many of us only think of recalling men, remaining in the mediocrity that they have imposed on us. I think we use little of our sense, the only thing that cancels any difference between man and woman, and especially we do not talk, we do not care about counting.

I also believe that we are still unable to confront each other on our female identity, and from the family, we tend to speak little about feelings and how to handle “uncomfortable” situations. For example, I remember how the first menstrual cycle was traumatic to me: I was disturbed, to the point of not even wanting to use hygienic absorbents. I was unprepared and I had no one to guide me in this profound physical and emotional change. ”

“What was the turning point in your life?”

M.: “It was when I got my first job, because it was the first context in which I got tested and felt comfortable. The first days I was very insecure, I kept repeating to the owner that, if I could not have done it well, he could have fired me, and I would have understood it, but he encouraged me, gave me time, and it went well. I have built friendships and relationships that I could not have otherwise. ”

“What do you think you have to work on?”

M.: “I need to work on my tendency to seek the approval of others: I listen too much to the judgments of other people, I still have little trust in my potential, magnify the criticisms. I know this attitude is unproductive and it makes no sense, on the other hand, I think I would need more self-esteem. ”

“If one day your emotional block disappears, how would your family react?”

M.: “I know that they would try to stem this change, because a new attitude would be against the established order. When I was working, the most common complaint was that I was often out of the house, and I was just avoiding going out for this reason.

I have always believed in the need to have rules, but not to follow imposed limits: it would be nice  that the will to not stray could be spontaneous, like an inner awareness dictating the right rules.

I feel we have no awareness, maybe we never had. ”

“What makes you happy?”

M.: “Feeling myself realized and in motion. I also like to be with a special person, feeling good emotions.

I am happy to make others happy, be kind to them even if they hurt me.

I like to read, write, both poems and prose: I kept my personal diary not long ago. I also usually study deepening, this is how I express my curiosity. ”

We will not be “perfect”, but as long as we remain aware of ourselves, we can always be free women.

 

 

How to be Little Red Riding Hood without being eaten/ Come essere Cappuccetto Rosso senza essere mangiate

 

It’s not true.

It’s not true, forget it.

It’s not true that you have to go straight on your way.

You will go to the wood.

You will explore, sniff, walk barefoot,

and the wolf will see you.

It is not true, my child, life does not go as mommy tells you,

and not even how you think.

Step by step, someone would like to eat you,

to swallow you.

They will take advantage of your sweet innocence,

to steal your light,

to suck it away.

My baby girl, go.

Go to your grandmother, or far away,

See the world, love as much as you can.

But remember,

you must be present.

In the end, what you regret will not be the goals you did not pursue,

but the fears you did not pay attention to.

 

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Picture by Matteo Pulvirenti ph.

Non è vero.

Non è vero, dimenticalo.

Non è vero che devi andare dritta per la tua strada.

Andrai nel bosco.

Vorrai esplorare, annusare, camminare a piedi nudi,

ed il lupo ti vedrà.

Non è vero, bimba mia, la vita non va come ti dice la mamma,

e neanche come tu credi.

Passo dopo passo qualcuno ti vorrà mangiare,

ingoiare,

vorranno approfittarsi di te e della tua dolce innocenza,

per rubarti la luce,

per succhiartela via.

Bimba mia, vai,

vai dalla nonna, o parti lontano,

vedi il mondo, ama piú che puoi.

Ma ricorda,

devi essere presente.

Alla fine, ció che rimpiangi non sono gli obiettivi che non hai inseguito,

ma le paure che non hai ascoltato.

 

 

What does a woman think?/ Cosa pensa una donna?

 

Today we are talking about a classical but much debated subject, especially among men who intend to decode the behaviours of gentle sex, and perhaps gain some advantage in terms of conquest…

In fact, the approach to entering the mentality of whom you want to conquer, or from whom you can benefit, is not wrong in general, indeed, is a winning approach. Except then finding yourself often lost and confused in a world that cannot be decoded. For this reason, as good lovers of shortcuts, many men simply give up, belittling many attitudes as “inexplicable,” or explaining them with some hormonal storms or mental illnesses.

Ladies and gents, I am here to lead you in the mind of women without any headache or complication, as I will simply ask them to speak. It will not be a passionate, foolish talk, many hours long: just a plain interview, the first of a series, with interesting and comprehensible content.

Let us start right away with a woman, worker and mother; we call her Mary.

Mary is an independent and resourceful woman, who finds pleasure in the smile of the people she helps, but from whom, often, she does not receive any help.

“Mary, what’s the biggest difficulty for you to be a woman?”

M: “In my opinion, being alone in managing home and family, the huge amount of work that results. I often feel tired physically, I never have enough time to devote myself to something just mine. I still feel satisfied with my efforts, from them I take courage and energy.”

“Have you ever talked about this with other people? What response did you receive?”

M: “When I tell others what I do (maintenance work, my busy agenda of things to fix…) I often get comments like:” But these are things a man would make! “,” I have my husband doing everything … “” I would never do this sort of jobs; I would not know how to do.” I think that many people think according to the roles that man and woman should take in the society: that is why I receive admiration, but also perplexity, almost as if I were an half-man.”

“Have you ever been treated differently, because you were a woman, when you were not yet a mother or a worker?”

M: “I remember when I was young and went out with friends, my dad was constantly anxious. Not because he was afraid that I could take drugs, or that I could attend bad companies: his fear was that I could be pregnant. I was a girl with my head on the shoulders, but still a girl.”

“Do you think that, if you were a man, your father would not be so fearful to know you around?”

M: “Yes, I’m sure.”

“What was the” turning point “for you, what changed you most profoundly?”

M: “Surely it was I have been left alone. Loneliness was due to having had my husband often away for work, even for many months in a row, even while I was pregnant. I did not like to have no support and protection, but that was what made me strong, since no one else could do for me. I was often scared, but I put myself out there despite everything. I have developed the sense of organization and adaptation, and now I do many things: I am a plumber, electrician, gardener, notary, veterinarian … besides being a mum and a teacher.”

“What do you think every woman has to do to improve her condition?”

M: “I think women simply have to stop being dependent on men, being passive to their decisions and tied to their finances.”

“Why do you think that women are, often and in some ways, dependent on men?”

M: “I think the woman often shows an accommodating attitude, and instead man often has a controlling attitude. For example, I have always been appalled by how many cases of domestic violence happen to women. I also believe that many men do not accept to be rejected or abandoned by their partners, they do not conceive that a woman may say no.”

“Have you ever been afraid of the aggressive component of man?”

M: “Yes, indeed.”

“A personal question: what do you think you can do to improve yourself?”

M: “I want to learn to keep my balance, especially to handle fatigue. I often know how much my tolerance decreases when I feel very tired, but I would like to learn to increase my self-control, so that others do not perceive my tiredness.”

“What makes you happy?”

“I love to make others happy, to feel useful. In addition, I like to stay in touch with nature, to know many things (I am very curious); I like to sing, I often do it while driving, with the radio switched on, while no one hears me. I like to go to concerts, I would like to learn a kind of dance, and surely, I would like to take more care of myself. I do not love filling in empty spaces, doing things I do not care about with people I do not appreciate, from whom I am not appreciated.”

We will not be” perfect, “but as long as we remain aware of ourselves, we can always be free women.


 

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Oggi parliamo di un argomento classico ma molto dibattuto, soprattutto tra gli uomini intenti a decodificare i comportamenti del gentil sesso, e magari trarne qualche vantaggio in termini di conquista…

In effetti, l’approccio di entrare nella mentalità di chi si vuole conquistare, o da cui si può trarre un vantaggio, non è sbagliata in generale, anzi, rappresenta un approccio vincente. Salvo poi ritrovarsi spesso persi e confusi in un mondo che non si riesce a decodificare. E per tale ragione, da bravi amanti delle scorciatoie, molti uomini lasciano cadere la questione, sminuendo molti atteggiamenti come “inspiegabili”, o spiegandoli con qualche tempesta ormonale o malattia mentale.

Cari Signori e Signore, sono qui per condurvi per mano, senza troppe complicazioni, nella mente delle donne, e lo farò semplicemente chiedendo loro di parlare. Non sarà un discorso insensato, lungo ore, appassionato, ma un’intervista, la prima di una serie, dal contenuto interessante e comprensibile.

Cominciamo subito con l’intervista ad una donna, lavoratrice e madre di famiglia, che chiameremo Mary.

Mary è una donna indipendente e piena di risorse, che trova piacere nel sorriso delle persone che aiuta, ma da cui, a sua volta, non riceve spesso alcun aiuto.

“Mary, qual è per te la difficoltà più grande dell’essere donna?”

M: “A mio parere, essendo sola a gestire casa e famiglia, il sovraccarico di lavoro che ne risulta. Spesso mi sento fisicamente stanca, non ho mai tempo sufficiente per dedicarmi a qualcosa di solo mio. Mi sento comunque appagata dai miei sforzi, ne traggo coraggio ed energia.”

“Hai mai parlato di questo con altre persone? Quale risposta hai ricevuto?”

M: “Quando racconto agli altri ciò che faccio, i lavori di manutenzione, la mia agenda fitta di cose da risolvere, ricevo spesso commenti come: “Ma queste sono cose che farebbe un uomo!”, “Io ho mio marito che fa tutto questo…” “Io certi lavori non li farei mai, non li saprei fare.” Credo che in molti ragionino in base ai ruoli che uomo e donna dovrebbero assumere nella società, per ciò ricevo ammirazione, ma anche perplessità, quasi come se per loro fossi un mezzo uomo.”

“Ti è mai capitato di sentirti trattata diversamente, perché donna, quando ancora non eri madre di famiglia o lavoratrice?”

M: “Mi ricordo che quando ero giovane e uscivo con gli amici, mio padre era costantemente in ansia. Non perché temesse che assumessi droghe o che frequentassi cattive compagnie: la sua paura era che potessi rimanere incinta. Ero una ragazza con la testa sulle spalle, ma pur sempre una ragazza.”

“Credi quindi che, se fossi stata un uomo, tuo padre non sarebbe stato così ansioso di saperti in giro?”

M: “Sì, ne sono sicura.”

“Qual è stata per te la “svolta”, ciò che più profondamente ti ha cambiata?”

M: “Sicuramente l’essere stata lasciata sola. La solitudine è stata data dal fatto di aver avuto mio marito spesso lontano per lavoro, anche per molti mesi di fila, anche mentre aspettavo i miei figli. Non mi piaceva non avere supporto e protezione, da parte sua o di altre persone, ma questo è stato ciò che mi ha spinto ad essere forte, visto che nessun altro poteva farlo a posto mio. Ho avuto spesso paura, ma mi sono messa in gioco nonostante tutto. Ho sviluppato il senso di organizzazione e di adattamento, e adesso so fare molte cose: sono idraulica, elettricista, giardiniera, notaia, veterinaria… oltre ad essere mamma ed insegnante.”

“Cosa credi che ogni donna debba fare per migliorare la propria condizione?”

M: “Credo che la donna debba semplicemente smettere di essere dipendente dall’uomo, di essere passiva alle sue decisioni e legata alle sue finanze.”

“Come mai pensi che invece la donna sia spesso, in qualche maniera, dipendente dall’ uomo?”

M: “Credo che la donna abbia spesso un atteggiamento accomodante, e di contro l’uomo abbia spesso un atteggiamento prevaricatorio. Ad esempio, sono sempre rimasta sconcertata da quanti casi di violenza domestica accadano ai danni delle donne: credo inoltre che molti uomini non accettino di essere rifiutati o abbandonati dalle proprie compagne, non concepiscano che una donna possa dirgli un no.”

“Hai mai avuto paura della componente aggressiva dell’uomo?”

M: “Sì, tanta.

“Una domanda personale: cosa credi di poter migliorare di te stessa?”

M: “Voglio imparare a custodire il mio equilibrio, in particolare a gestire la stanchezza. Spesso noto quanto la mia tolleranza si riduca quando mi sento molto stanca, invece vorrei imparare ad aumentare il mio auto controllo, così che gli altri non percepiscano la mia stanchezza.”

“Cosa ti rende felice?”

“Amo rendere gli altri felici, sentirmi utile. Inoltre mi piace stare a contatto con la natura, sapere tante cose (sono molto curiosa); mi piace cantare, spesso lo faccio mentre guido, con la radio accesa, mentre nessuno mi sente. Mi piace andare ai concerti, vorrei imparare una tipologia di danza, e sicuramente, vorrei prendermi maggiormente cura di me stessa. Non amo riempire spazi vuoti, facendo cose che non mi interessano con gente che non apprezzo e che non mi apprezza.”

Non saremo “perfette”, ma finché rimarremo consapevoli di noi stesse potremo sempre essere donne libere.

 

 

How to survive a toxic relatioship/ Come sopravvivere ad una relazione tossica

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I think many of us have been in a similar situation: spending time with the “beloved” one becomes increasingly difficult, less spontaneous; we would even prefer to stay away.

The problem is that we often prefer to accustom to what we do not like, but is somehow familiar to us, like the frog of a famous scientific experiment: the poor animal had been ripped from its bowl and thrown into the hot water, from which it promptly came out. However, when that pan was progressively warmed to the boiling temperature, the animal, who had always lived there, did not jumped off: its survival instinct flopped, and the water of that bowl became an excellent frog broth.

In addition to showing that many of our attitudes are actually similar to those of the animal world, this case invites us to ask ourselves a fundamental question: “What is more important?”

Our comfort zones have a fundamental importance to our psychological balance, they are a kind of natural habitat for us, such as the bowl for the frog. Our habits become our own certainties, and the beloved person, in the end, falls among these.

It is unnecessary to deny it, to reel off romantics of infinite passion of the kind “for me it’s always like the first day …” Even real love is inevitably in contact with Ms Habit, because we are as we are.

The point is in getting aware of it, accepting that we are all frogs in love affairs. This is because if we know, unlike the poor boiled frog, we could reverse our driving direction.

Deciding not to wait for the water to reach the boiling temperature, so jump out of the basin on the early signs of climate change, is the first step towards salvation. I do not recommend breaking a relationship the first issue: just breaking the mental state of “it’s all right, I’m always in my pan” and realize that maybe something is not going right.

Especially, we women have a big problem with our “frog mechanism”: we often tend to underestimate those little warning signals that involve high levels of emotional toxicity. Often we do not know how to put boundaries, or underestimate the necessity, believing that things can eventually be adjusted.

Instead, just those boundaries save our emotional balance, while a semi-peaceful coexistence with a person who does not enlighten our days, ends killing it.

Women, and men, you have to dictate the rules of the game on yourself and your well-being, compromise on everything else if you like. Nothing matters; everything can perish around you, but not your own happiness.

Understand what makes you happy and act accordingly. Before you get engaged to, or marry someone else, you have to promise to yourself, love yourself. Do not seek any excuses later, do not throw mud on your bad and ugly partner: even if he is the worst monstrosity, he did not enter your life, and you did not have to comply with his rules, without your consent.

The only way to survive a toxic relationship is to interrupt it before it starts to be chronically ill. In addition, the only way to stop it is to realize its own sacrosanct boundaries.

“We will not be perfect, but as long as we remain aware of ourselves, we can always be free women.”

 


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Credo che molti di noi si siano trovati in una situazione simile: trascorrere il tempo con la persona “amata” diventa sempre più difficile, meno spontaneo, addirittura si preferirebbe starne lontani.

 

 

Il problema è che, spesso, preferiamo assuefarci a ciò che non ci piace, ma che ci è in qualche modo familiare, come la rana di un famoso esperimento scientifico: il povero animale era stato strappato alla sua vaschetta e gettato nell’acqua bollente, da cui era prontamente uscito per mettersi in salvo. Ma quando quella sua vaschetta è stata progressivamente riscaldata, fino alla temperatura di bollitura, l’animale, che lì aveva sempre abitato, non è saltato via: il suo istinto di sopravvivenza ha fatto cilecca, e l’acqua di quel recipiente è diventata ottimo brodo di rana.

Oltre a dimostrare che molti nostri atteggiamenti non sono dissimili da quelli del mondo animale, questo caso ci invita a porci un quesito fondamentale: “Cosa è più importante?”

La nostra comfort zone ha una importanza fondamentale per il nostro equilibrio psicologico, e costituisce per noi una sorta di habitat naturale, come la vaschetta d’acqua per la rana. Le nostre abitudini diventano le nostre certezze, e la persona amata, alla lunga, rientra tra queste.

Inutile negarlo, sciorinare romanticherie di infinita passione del tipo “Per me è sempre come il primo giorno…”. Anche l’amore vero viene inevitabilmente a contatto con la signora abitudine, perché noi siamo fatti così.

Il punto sta nel prenderne consapevolezza, accettare che siamo un po’ tutti ranocchi per quanto concerne le relazioni amorose. Questo perché se lo sappiamo, diversamente dalla povera rana bollita, possiamo anche invertire il nostro senso di marcia.

Decidere di non aspettare che l’acqua raggiunga temperature insopportabili, quindi saltare fuori dalla bacinella ai primi segni di cambiamento climatico, è il primo passo verso la salvezza. Non consiglio di rompere una relazione al primo problema o al primo litigio: semplicemente di rompere lo stato mentale del “va tutto bene, sono sempre nella mia vaschetta” e realizzare che forse qualcosa non sta andando per il verso giusto.

Specialmente noi donne abbiamo un grosso problema con il nostro “meccanismo rana”, perché spesso tendiamo a sottovalutare quei piccoli segnali di allarme che presagiscono alti livelli di tossicità emotiva. Spesso non sappiamo mettere dei paletti, o ne sottovalutiamo la necessità, credendo che le cose, prima o poi, si aggiusteranno.

Invece, sono proprio quei paletti a salvare il nostro equilibrio emotivo, mentre una convivenza semi-pacifica con una persona che non ci illumina le giornate, lo uccide.

Donne, e uomini, dovete dettare le regole del gioco su voi stessi ed il vostro benessere, e fate compromessi su tutto il resto se vi piace. Nulla ha importanza, tutto può perire attorno a voi, ma non la vostra felicità.

Capite cosa vi rende felici e agite di conseguenza. Prima di fidanzarvi o sposarvi con qualcun altro, promettetevi eternamente a voi stessi, amatevi. Non cercate scuse successivamente, non buttate fango sul vostro partner brutto e cattivo: che sia anche la peggiore mostruosità, non è entrato nella vostra vita e non vi ha costretto ad accondiscendere alle sue regole senza il vostro consenso.

L’unico modo di sopravvivere ad una relazione tossica è interromperla prima che, come un morbo, cominci a cronicizzare. E l’unico modo per interromperla è rendersi conto dei propri, sacrosanti, paletti.

“Non saremo “perfette”, ma finché rimarremo consapevoli di noi stesse potremo sempre essere donne libere.”

Keyword: Earth and I

 

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Picture by Matteo Pulvirenti ph.

Have you ever tried to walk with naked feet on a grass?

Have you ever rested under a tree, watching the clouds changing their shape in the blue sky?

If you did, have you ever wondered why these simple things feel so good?

Sometimes, in our daily lives, we could enjoy a small bite of the wonderful nature: we can watch a sunset, attend a beach during the holidays, and drink a 100% natural smoothie.

Is it all? Is the nature and our experience of it just this?

Are we alive in a shopping centre, do we need advertisements and loud music to feel something similar to life?

We all come from Nature. No matter what belief you belong to, what they taught you, nobody can prove otherwise. Our ancestors did not have shoes, mobile phones and somebody telling them what to want. They thought Nature had enough divinity, wisdom and happiness to make them feel full of life.

Now we have something else, and we are not feeling good.

This life will not come back again: get out of there and feel. Do not judge, do not post that bloody sunset on Instagram, just shut up and feel. There is so much life and love out there, and, guess what, you are part of it, you are a cell of it.

We are all one.

 


 

Hai mai provato a camminare con i piedi nudi sull’erba?

Hai mai riposato sotto un albero, guardando le nuvole cambiare forma nel cielo azzurro?

Se lo hai fatto, ti sei mai chiesto perché queste cose semplici ti facciano sentire così bene?

A volte, nella nostra vita quotidiana, potremmo godere di un piccolo morso della Natura meravigliosa: possiamo guardare un tramonto, frequentare una spiaggia durante le vacanze e bere uno smoothie naturale al 100%.

È tutto? È la Natura, e l’esperienza che ne facciamo, solo questo?

Siamo vivi nei centri commerciali, abbiamo bisogno di pubblicità e musica ad alto volume per sentire qualcosa di simile alla vita?

Veniamo tutti dalla Natura. Non importa quale fede a cui appartieni, ciò che ti hanno insegnato, nessuno può dimostrare diversamente. I nostri antenati non avevano scarpe, telefoni cellulari e qualcuno che diceva loro cosa volere. Pensavano che la Natura avesse abbastanza divinità, saggezza e felicità per farli sentire piena di vita.

Ora abbiamo qualcos’altro, e non stiamo bene.

Questa vita non torna di nuovo: esci da lì e senti. Non giudicare, non postare quel dannato tramonto su Instagram, chiudi il becco e senti. C’è tanta vita e amore là fuori, e, indovina, tu ne sei parte, tu ne sei una cellula.

Noi siamo un tutt’uno.

Keyword: wake up, girl!

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Photo by Matteo Pulvirenti ph.

Well, this made my day!

Changing one single thought, I managed to make an incredible difference in my energy of today: it blew my mind.

Therefore, this is an example that being mindful does not mean to have some kind of mystic visions regarding the sense of the universe.

Today I simply realised I am not a bedside lamp or a car.

Right, let me explain.

First, we are speaking of objects; it means things without control on their destiny… somebody else is using them for his own purposes.

Some sort of energy, powerful and bright, also animates them both, but they do not have any direct access on that, unless somebody else decides to turn them on.

So, my little girl, let us suppose that you are a lamp and that boy you are literally crazy for is the one who purchased it. You can be beautiful and expensive, and initially this somebody is going to be very careful handling you, he is going to find a special place for you and, possibly, he is going to show you to friends and family with pride.

However, my dear, why did he choose you, handle you and make you feel special? Because you need to make light when he wants.

When he wants your light, he will push that little button and he will turn you on, and you will shine in all your beauty, otherwise you are going to be just part of the furniture. Maybe a special one, no all the furniture can make that beautiful light, but yet anonymous in the crowd, until he, perhaps, remembers of you.

Similar speech if you were a car and that bloody boy the one who purchased it. This case is slightly different, because, we know very well how some boys can be really crazy for cars. They would not leave a beautiful, roaring and brand new car, if they could, neither to go to the toilet.

Well, you are this car, and you will think to be very lucky to have such a passionate and present driver, who really loves you. He could cry if you got scratched or damaged, he really makes you feel you are the best thing in the world.

Remember, my little girl, even the best thing is always a thing; and the things should meet the expectations of who buys them. They can over use you, push you to some unwanted limits, or even over protect you. Until your energy will be completely drained off and you will simply stop working.

Many times a mechanic will have a look, then another one, and another one. He may change your parts many times, until, one day, it will be worthless to spend all these time, money and energy to fix you. This process could take years when the initial excitement will be slowly replaced by a stronger feeling to be used and over used in just one direction: the one the driver wants. Because you are just a car.

My little girl, I do not care about your age. You can be older than I am, much more experienced, and still you have that beautiful and innocent child inside, running after candies. I know it is hard, it is not what they taught us; but please, stop running after candies and putting your beautiful energy in someone else’s hands. You are not born to meet others’ expectations.

Take time, stay alone, and really connect with that beautiful source of energy that is YOU. Understand clearly what do you want and what is unacceptable, and stick with them as main priorities.

Do not let anyone misunderstand you: you are not a bedside lamp or a car… Accept in your life only who is able to look at you with the same wonder he can look at a sky full of stars.

With love.

LONDRA 2016 17 522
HMS Belfast, London

Beh, questo ha dato una svolta alla mia giornata!

Cambiando un solo pensiero, sono riuscita a fare un’incredibile differenza nella mia energia di oggi: un fulmine a ciel sereno.

Inoltre, questo è un esempio che essere consapevoli non significa avere visioni mistiche riguardo al senso dell’universo.

Oggi ho semplicemente capito che non sono una lampada da comodino o un’automobile.

Aspetta, lasciami spiegare.

In primo luogo, stiamo parlando di oggetti; significa cose senza controllo sul proprio destino … qualcun altro li sta usando per i propri scopi.

Un certo tipo di energia, potente e luminosa, li anima entrambi, ma queste non ne hanno alcun accesso diretto, a meno che qualcun altro non decida di accenderli.

Quindi, piccola mia, supponiamo che tu sia una lampada e quel ragazzo per cui vai letteralmente matta sia l’acquirente. Puoi essere bellissima e molto costosa, e in un primo momento questo qualcuno sarà molto attento a maneggiarti, troverà un posto speciale per te e, forse, ti mostrerà con orgoglio con amici e familiari.

Tuttavia, cara mia, perché ti ha scelto, ti maneggia delicatamente e ti fa sentire speciale? Perché tu faccia luce quando vuole lui.

Appena gli servirà la tua luce, spingerà quel bottone per accenderti e tu brillerai in tutta la tua bellezza, altrimenti sarai solo una parte del mobilio. Forse una speciale, non tutti i mobili possono fare quella bella luce, ma anonima nella folla, finché, forse, il ragazzo non si ricordi di te.

Discorso simile se fossi un’auto e quel dannato ragazzo colui che l’ha acquistata. Questo caso è leggermente diverso, perché sappiamo molto bene come alcuni ragazzi possano andare matti per le auto. Non lascerebbero un’auto  bella e ruggente, se potessero, nemmeno per andare in bagno.

Be’, tu sei quest’auto, giusto, e penserai di essere molto fortunata ad avere un pilota così appassionato e presente, che ti ami davvero. Potrebbe piangere se fossi graffiata o danneggiata, ti fa sentire che sei davvero la cosa migliore al mondo.

Ricorda, mia bambina, anche la cosa migliore è sempre una cosa; e le cose dovrebbero soddisfare le aspettative di coloro che le acquistano. Possono usarti, spingerti ad alcuni limiti indesiderati, o chiuderti in una campana di vetro. Fintanto che la tua energia si sarà completamente scaricata e tu smetterai di lavorare.

Molte volte un meccanico darà un’occhiata, poi un’altra e un’altra. Può cambiare le tue parti molte volte, fino a quando, un giorno, sarà inutile spendere tutto questo tempo, denaro e energia per risolvere i tuoi problemi. Questo processo potrebbe richiedere anni in cui l’emozione iniziale sarà lentamente sostituita dalla sensazione sempre più forte di essere usata, e più che usata, in una sola direzione: quella che il conducente desidera. Perché tu sei solo un’auto.

Piccola mia, non mi interessa la tua età. Puoi essere più anziana di me, molto più esperta, eppure dentro hai ancora quella bimba bella ed innocente, che corre dietro alle caramelle. So che è difficile, non è quello che ci hanno insegnato; ma per favore, smetti di correre dietro le caramelle e di mettere la tua bella energia in mani di qualcun altro. Non sei nata per soddisfare le aspettative altrui.

Prenditi tempo, rimani sola e veramente connettiti con quella bella fonte di energia che sei TU. Capisci chiaramente cosa vuoi e che cosa non puoi accettare, e considerale priorità principali.

Non lasciare che qualcuno ti fraintenda: non sei una lampada da comodino o un’automobile … Accetta nella tua vita solo chi è in grado di guardarti con la stessa meraviglia con cui guarderebbe un cielo pieno di stelle.

Con amore.